Nel
1420 Sveva Caetani sposò Lorenzo Colonna e gli
portò in dote alcune terre tra cui Giuliano.
Suo fratello, Francesco Caetani, attraverso un falso
testamento tolse Giuliano a Sveva, la quale si rivolse
alla Camera Apostolica e riuscì a riottenerlo.
Nel 1501 Alessandro VI diede Giuliano al fanciullo Rodrigo
D’Aragona, figlio di Lucrezia Borgia (quindi suo
nipote), ma alla morte del Papa (1503) ritornò ai
Colonna.
Il loro governo durò ininterrottamente fino al
1816, con l’esclusione degli anni 1541-49 e 1556-62,
quando fu loro confiscato rispettivamente da Paolo III
e Paolo IV.
Fu in questi tre secoli che l’abitato di Giuliano
assunse l’aspetto che ha tuttora.
I Colonna ampliarono e modificarono il castello dei conti
di Ceccano e sul finire del 1700, con il venire meno
delle esigenze difensive, cedettero il castello alla
comunità locale che lo demolì per costruire
la chiesa parrocchiale denominata Santa Maria Maggiore.
Restò in piedi solo il maschio che funge tuttora
da campanile. Anche le mura che circondavano l’abitato
persero l’importanza che avevano un tempo e vi
furono costruite sopra le abitazioni.
Sul finire del 1700 Giuliano subì, come tutto
lo Stato Pontificio, l’occupazione francese e il
28 febbraio 1798 vi fu proclamata la repubblica romana.
Fra le memorie popolari vi è quella di una colonia
ebraica inviata al paese da un imprecisato papa; di essa
sono rimasti alcuni cognomi fra gli abitanti e due toponimi
del centro storico: la Giudea e il Vicolo del Ghetto.
La vita di Giuliano in Campagna — così era
denominato nell’età moderna — scorreva
senza grandi accadimenti: all’inizio dell’Ottocento
si registra la presenza del brigantaggio che, appoggiato
da diversi giulianesi, imperversava nella zona.
Giuliano diede i natali ai capobanda Masocco Luigi e
Rita Giovanni, che facevano parte della banda di Antonio
Gasbaroni, ed a molti altri brigantiNel 1816 furono aboliti
i diritti feudali nello Stato Pontificio e Giuliano passò alle
dirette dipendenze di Roma.
I beni di casa Colonna furono acquistati dai membri delle
famiglie più abbienti, che ricoprivano gli incarichi
più importanti nella comunità e dal Comune.
Con la presa di Roma del 1870, Giuliano entrò a
far parte del Regno d’Italia e prese la denominazione
di Giuliano di Roma, perché rientrante nella provincia
di Roma.Sul finire dell’Ottocento e l’inizio
del Novecento molti giulianesi emigrarono in cerca di
lavoro, soprattutto verso le Americhe.
Questo fenomeno interessò Giuliano fino agli anni
sessanta.
Il 13 gennaio 1915 il paese fu danneggiato dal terremoto
di Avezzano; crollò il timpano della chiesa parrocchiale,
causando la morte di una donna e del suo bambino.
Qualche mese più tardi l’Italia entrò nella
prima guerra mondiale e dei molti giulianesi chiamati
alle armi quarantatré non fecero più ritorno.
Nel 1927 Frosinone diventò provincia e Giuliano ne entrò a far
parte pur conservando la specificazione "di Roma".
Nel 1940 scoppiò la seconda guerra mondiale che
portò lutti e rovine tra la popolazione.
A partire dal 6 novembre 1943, le truppe corazzate tedesche della Divisione Goering
sostarono nel territorio di Giuliano ed operarono spietati rastrellamenti per
fornire di manodopera il fronte di Cassino.
Nel gennaio 1944 le truppe tedesche lasciarono momentaneamente
Giuliano, allarmati dallo sbarco effettuato dagli alleati
ad Anzio.
Ma ai primi di febbraio essi tornarono numerosi. Il 23
maggio il paese subì un bombardamento alleato
che provocò la morte di un’intera famiglia
e danni alle abitazioni.
A fine maggio ci furono violenti scontri tra i soldati tedeschi e le truppe di
colore del corpo di armata francese, le quali avanzando effettuarono saccheggi
e violenze, soprattutto verso le donne.
Il 29 maggio 1944 si ritirarono gli ultimi soldati tedeschi
e finì la guerra per i giulianesi. In tutto furono
diciannove i civili morti, oltre a venti soldati morti
nei vari fronti e diversi dispersi.
Nel dopoguerra Giuliano ha iniziato una lenta ripresa;
si è verificata un’espansione urbanistica
che ha interessato sia le zone attigue il centro storico
sia le campagne.
Sono state costruite molte opere pubbliche indispensabili
alla popolazione come le scuole, l’acquedotto,
sono state asfaltate ed illuminate molte strade.
Questi ed altri provvedimenti, uniti allo sviluppo economico
dell’Italia ed in particolare della Ciociaria,
hanno cambiato radicalmente la vita del paese, che è passato
da un’economia prettamente agricola e pastorale
ad una basata sul settore terziario e l’industria